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Ti domandi davvero di cosa hanno bisogno i tuoi clienti?

Penso che sia stato Il filosofo greco Zenone di Cizio a dire: “Abbiamo due orecchie ed una sola bocca, perchè dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno”. 
Oggi giorno invece abbiamo una bocca larghissima e le orecchie piccole piccole e tappate. 
Siamo subito pronti a sentenziare su qualsiasi evento, "dire la nostra". Dispensiamo consigli e ammonimenti ancor prima di sapere come realmente sono andati i fatti. 
Atteggiamenti ancor più marcati sui social e nel mondo virtuale, a cui oramai non sappiamo fare a meno e in cui viviamo per la maggior parte del nostro tempo: pubblichiamo foto e video per ogni piccolo gesto o espressione che abbiamo; facciamo manifesti colorati anche del pensiero più stupido che ci passa per la mente (quanti post di "buongiorno a tutti" su sfondo appariscente leggo ogni giorno?!)..... Non facciamo altro che travolgere continuamente e freneticamente tutto ciò che circonda.
E tutto questo a cosa porta? Siamo immersi in un mondo sovrappopolato, viviamo a stretto contatto con tantissime altre persone, abbiamo la possibilità di esser vicini anche quando siamo fisicamente lontani... eppure siamo soli come in nessuna altra epoca e, anziché vivere, "esistiamo" in una dimensione distaccata da tutto. 
Questo succede in ogni aspetto della nostra vita, dall'amicizia, la famiglia, fino al lavoro.
Anche nel mondo del lavoro e degli affari si verifica lo stesso fenomeno. Le aziende sono esse stesse vittime del proprio smisurato egocentrismo: invece si ascoltare i loro clienti e comprendere quali sono i loro bisogni e le loro richieste, si concentrano su loro stesse, urlando al mondo quanto sono eccezionali i propri prodotti e servizi.
Relazioni unidirezionali. Ma questi prodotti e servizi sono davvero quelli che risolveranno i problemi dei consumatori? Stiamo davvero dando delle soluzioni? Henry Ford disse "Se avessi chiesto alla gente cosa voleva, mi avrebbero detto cavalli più veloci". Ma per andare oltre cosa la gente chiede a maggior ragione bisogna sapere ascoltare cosa dice. Ascoltare soprattutto i silenzi delle persone, ascoltare ciò che non viene detto. 
Perché ascoltare non è solo intercettare ed elaborare un suono. Ascoltare significa desiderare conoscere chi abbiamo davanti. Ascoltare significa condividere, fare propri.
E solamente quando "si fa proprio" un pensiero e viviamo quello e come che gli altri vivono, siamo in grado di andare oltre e individuare desideri e bisogni magari sconosciuti al diretto interessato. Ascoltare significa riuscire a vedere quello che apparentemente non c'è: se io azienda mi sforzo di ascoltare il mo cliente posso riuscire a capire quali sono i suoi desideri più profondi e i suoi bisogni prima ancora che lui stesso ne sia consapevole. E allora riuscirò a offrirgli un prodotto a cui non potrà resistere. Col mio lavoro spesso mi capita di essere contattata per realizzare o rinnovare il sito internet. Il cliente ha le idee chiarissime: sa benissimo quale di cosa ha bisogno ed è certissimo che la soluzione è fare un sito.
Tante volte, ascoltando cosa dice il cliente, facendo domande e osservando la sua azienda nel complesso (come è strutturata, il personale che ne fa parte, l'immagine che offre...) , la maggior parte delle volte, quello che vedo è che quell'azienda ha dei bisogni che non sapeva minimamente di avere e che la soluzione per il suo successo non è necessariamente fare un sito internet, ma comporta altri tipi di interventi. 
Se andassi da quel cliente utilizzando solo la mia bocca e non utilizzassi le orecchie, se andassi da quel cliente con lo scopo di proporre i miei servizi basandomi sulla situazione oggettiva e sulla superficialità dei fatti, non sarei di nessuno aiuto al cliente; non risolverei nessuno dei suoi problemi e non soddisfarei nessuno dei suoi bisogni. Avrei fallito nel mio lavoro.